GLI ODIATORI
Forse cominciamo a capire, finalmente, che c’è un’altra categoria di “laureati” in giro; parlo degli “odiatori” in italiano perché l’Italia è il paese che ne produce più di tutti.
Ieri, commentando la mia lettera di ieri l’altro diretta a Bernard Henry-Levy, sono spuntati i nomi di tre soggetti, pericolosi per sé, ma soprattutto per noi (mi riferisco a Giuseppi Conte, a Gad Lerner e a Moni Ovadia).
Premesso che tra loro e il nostro buon filosofo (da ora in poi BHL) non ci sono paragoni da fare, dico che il mio intento era quello di non far finire BHL nel loro calderone.
Siamo nell’occhio del ciclone, dove ci vorrebbero incatenare vari personaggi sfruttando la palese fonte ebraica dei tre “amiconi”. Dobbiamo, quindi, fare una graduatoria e vedere perché sono tuttora pericolosi per noi, specie ora che siamo scivolati all’interno dei quotidiani, avendo abbandonato la copertina.
Siccome, come si dice, “in cauda venenum”, cominciamo dall’ultimo, il sig. Ovadia, che va in giro con la kippà persiana per dimostrare che parla anche il “farsi”. L’ultimo suo libro che ho comprato era intitolato “così piccolo e già ebreo”. In quel momento mi faceva anche sorridere perché descriveva la nostra resilienza, con l’ilarità del buon nonno che parla ai nipotini.
Riletto ora dà il voltastomaco perché si intravede un odio contro se stesso, nato ebreo non per colpa sua; ora, poiché le religioni del mondo, comprese quelle centroafricane, sono 613, come le mitzvòt, (numero iperbolico non rispondente al vero) poteva benissimo optare per la seicentoquattordicesima e farsene una tutta sua.
Ma no…! testardo come i muli di Anà (da cui discende Amalèc) ha provato dapprima a dimostrare che l’ebreo sa incassare, sa ridere di se stesso al punto tale che oggi sentendo il suo nome anche il computer si mette a piangere; ha, quindi, definitivamente abbandonato l’ironia facendo la critica al Padreterno perché ha creato gli Ebrei (tra cui lui stesso).
Nel suo curriculum appare come sparring partner nei vari talk show, dove non s’accorge che fa la figura di Aronnetto nel film “il Marchese del Grillo”.
Potrei continuare a lungo, ma diventerei noioso e allora passo al secondo, Gad Lerner, nato 70 anni fa a Beirut, anche lui poliglotta e antiisraeliano.
Giornalista di successo era chiamato a spiegare il mondo agli umani ed è passato ad odiatore di Israele nel breve volger di un decennio.
La prima cosa che mi viene in mente e che gli chiederei è “come mai non è rimasto lì, visto che quando è nato il Libano era considerato la Svizzera del Medio Oriente…?”.
Oggi frequenta i talk show con gli stessi indici di ascolto del primo, per cui abbandonerei la pista (o, come direbbe Brunetto Latini rivolto al suo discepolo Dante: “signor non ti dispiaccia se Brunetto Latini un poco teco ritorna indietro e lascia andar la traccia”) e parlerei di Giuseppi.
Gli amici della “chat” quasi all’unanimità hanno detto che è un omuncolo di cui non bisogna temere, ma io non sono d’accordo e cercherò di spiegare, con i fatti, il perché.
Premetto che non lo considero un genio, ma questo non ci salva.
Se ne stava tanto bene nelle pieghe della storia, ma un bel giorno di pioggia Beppe Grillo lo scelse per fare il presidente del Consiglio, così, dal nulla, fintanto che non è diventato presidente del più improbabile governo della Repubblica: il famoso governo giallo-verde con la Lega, che, diretta da Salvini, è diventata la formazione che segna più autogoal di qualsiasi altra squadra al mondo.
Infatti, dopo una sbornia alcoolica al mojito presa al Papeete di Milano Marittima, fece cadere il governo sostituito dal PD, sempre insieme ai cinque stelle e Conte sempre Presidente del Consiglio.
Nella prima versione, complici gli elettori di Salvini (reggetevi forte) che non sono di Cologno Monzese, ma di Villa S.Giovanni, incontra Trump che lo chiama come chiamasse il maggiordomo “Giuseppi” ribattezzandolo di fatto.
Quindi, primo punto: non è un signor nessuno, ma un abile ciarlatano; secondo: è riuscito a far fuori Grillo, che non è né tenero né arrendevole né sprovveduto e c’è riuscito con una manovra parallela, accerchiando il “nemico” obbligandolo a cedere, pena la perdita del vitalizio profumato che gli danno i cinque stelle e motivato con uno storico esposto alla Corte dei Conti.
Faccio notare che è svicolato dal Covid, quando è riuscito a dare tutta la colpa ad Arcuri, ha praticamente ingabbiato la Schlein, che ora è costretta ad inseguirlo anche nelle giravolte contro Israele e a nominare un’islamica assessore in uno dei pochi comuni ancora in mano al PD.
Ora Giuseppi si è inventato l’autodafé contro di noi, che lo stiamo snobbando.
Allora riassumo: è legato ai servizi, è vicino ad una certa massoneria, è buon dipendente di Trump, ha entrature alla Corte dei Conti, ha gli elettori di Villa S. Giovanni, è un buon leguleio e, ripeto, non và sottovalutato.
Ci si può, anzi, aspettare di ritrovarselo di nuovo con un Conte ter, alla guida di un governo Meloni… (spero di sbagliare….!).